Vincent VAN GOGH

(Groot Zundert, 1853 - Auvers sur Oise, 1890)

Figlio primogenito di un pastore protestante, dopo gli studi, tenta con diverse esperienze di lavoro di inserirsi nella società, ma ne viene espulso.

Fattosi predicatore solidarizza con i minatori del Borinage, poverissima regione belga. Nel 1879 viene allontanato dalla chiesa ufficiale, solidale coi padroni.

Esempio di artista disadattato candidato alla follia e al suicidio, verso il 1880 decide di darsi alla pittura ispirandosi a Daumier e a Millet.

Sempre schierato con gli sfruttati, operai o contadini, ne descrive la miseria.

Dopo la morte del padre, nel marzo del 1886 raggiunge il fratello Theo a Parigi, dove conosce Toulouse-Lautrec, scopre l’arte giapponese e la pittura impressionista.

E’ particolarmente affascinato dalla tecnica di Seurat, la cui influenza emerge nel Ritratto del "père" Tanguy (Parigi, Musée Rodin) e negli autoritratti di questo periodo.

Si avvicina a pittori di avanguardia, tra cui Gauguin con il quale, nel 1888 ad Arles, in Provenza, sogna di aprire una comunità di artisti.

Una violenta discussione, durante la quale si taglia col rasoio un orecchio, pone fine alla convivenza.

In un periodo contrassegnato da ricoveri in manicomio e da crisi alternate a brevi periodi di felicità, dipinge le opere più famose.

Il 27 luglio 1890 si spara un colpo di pistola, due giorni dopo muore, assistito dal fratello.

La ricerca di Van Gogh, etica fino alle estreme conseguenze, pone la sua pittura alla radice dell’Espressionismo.

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