Giorgio MORANDI

(Bologna, 1890 - 1964)

Si dedica alla pittura e all’incisione dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Direttore dal 1926 delle scuole primarie della provincia di Reggio e Modena, vive una vita appartata, al limite dell’isolamento.

Trascorre le estati a Grizzana e ne descrive il paesaggio in numerosi quadri (Paesaggio di Grizzana, 1913, Milano, Collezione R. Jucker).

Si avvicina al Futurismo e aderisce per un breve periodo alla pittura metafisica di De Chirico.

Nelle opere metafisiche la negazione della prospettiva classica, la semplificazione geometrica dello spazio e la luce cruda che segna nettamente i contorni, rimandano ai suoi maestri ideali, Cézanne, Rosseau, ma anche Giotto.

I protagonisti delle sue nature morte sono pochi oggetti, come bottiglie, barattoli e vasi di fiori.

Il fatto che per tutta la vita dipinga sempre gli stessi serve a far sì che l’oggetto, arcinoto, non richiami più l’attenzione su di sé, ma sul suo essere-nello-spazio.

La ricerca pittorica sulla relazione delle forme e dei toni, la calibratissima e impercettibile variazione del colore in una gamma di bianchi, gialli, ocra e grigi, nell’apparente monotonia dei soggetti, gli consentono di raggiungere sempre più elevati e rarefatti livelli poetici (Natura morta, 1960, Firenze, Collezione Pagliai).

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