Lucio FONTANA

(Rosario di Santa Fé, 1899 - Varese, 1968)

Lavora col padre scultore in Argentina, poi a Milano frequenta l’Accademia di Brera.

Dopo le prime opere, vicine al Futurismo, nel 1934 entra in contatto con gli astrattisti lombardi e l’anno successivo a Parigi aderisce al gruppo Abstraction-création.

Dalla "rappresentazione" di Signorina seduta, bronzo colorato (1934, Milano, Museo d’Arte Contemporanea) passa all’"invenzione" nell’attività di ceramista e nelle opere di cemento colorato e graffiato, in cui esplora l’uso del colore e della materia.

In Argentina firma il Manifesto Blanco (1946), per un’arte "basata sull’unità del tempo e dello spazio".

Nel 1947 in Italia, elabora il manifesto dello Spazialismo e realizza gli ambienti (1949), ideati per essere né pittura né scultura, ma "forme, colore, suono attraverso gli spazi".

Sono del 1952 un secondo manifesto dello Spazialismo e i Concetti spaziali, nei quali affronta il problema dello spazio con la perforazione del supporto, carta, tela o lamiera.

Ai "buchi" aggiunge la serie dei "tagli".

Dal 1959 nelle Nature, grandi sfere spaccate in grès, applica i concetti spaziali alla scultura.

Il gesto negativo di Fontana, consapevolmente "intellettuale", distrugge le finzioni spaziali proprie della pittura e della scultura per recuperare una verità autonoma, come la cultura che si realizza nell’arte.

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